Category Archives: Poesia

0803. Alture

 

Sorgono alture
sopra le case, irrealizzate
vie del mistero.
L’angelo dell’inverno
ha cantato,
le ali strappate,
incrinato il buio
come diamante.
Mi lascio ascendere.
La città è lontana, finalmente
annichilita.

Da qui la notte
è un trapezio
rinchiuso tra divisori
prefabbricati. Bassa, troneggiante
la stella Giove
storce il piccolo volto.

Trascini la città
sotto il tuo seno,
dove pulsano i desideri.
Ti ho guardata
erodere la vita
senza mai toccarla.
L’amore non mi abita,
ma posso indicarti
il niente,
l’errore atomico
che consumi
per brillare.

Not getting / Blu

L’anima si muove
o si ferma, evapora o congela
solitamente a suo piacere.
E’ una sostanza chimica,
forse una miscela, sporca o pura
o un pigmento incattivito:
blu saturo, nero lucente, rubino.

Quando trema, nella malinconia
che chiude il petto, indotta dal tabacco
in quel momento cristallizza
e i cristalli si spezzano in aghi,
microscopiche faglie azzurre.

Quando si apre un varco
e nel varco scende la mano,
la potenza o la carezza
del cielo esploso, allora
non il vuoto lascia
quando abbandona il corpo
e vaga.

* * *

Foto a mano libera. 600 pixel/minuto. Tempo cella atlantica.
Sul walkman gira: Santa violenta, Le vene di Lucrezia

0381. Il silenzio

Abbiamo tracciato scie, le abbiamo infiammate tra le risa.
Occhiate taglienti, profonde come il lago, percorrono le forme
mostrando il contrario di tutto.
Vecchi libri prendono muffa. Vapore d’alcol eccita il respiro.
La veranda crolla, un pannello ci fa scudo.
Nella luce turchese ogni battito vibra per sé.
Il silenzio non ci accomuna.
Solo il tempo ci ha relegati qui.

* * *

Foto ottica. Sul walkman gira: La baronessa e il calamaio, Daniil Kharms.

Rivivo

Centinaia di ripetizioni sublimano la musica.
La passione diviene vita, la vita è terra e sangue inerte.
Ascolto la canzone deperire. L’ho assimilata, disciolta in me.

Rivivo in sogno gli ultimi anni, sfogliando sul computer un album di fotografie.
Non ho mai portato i capelli in quel modo, non c’è mai stata una gita in ottobre
e quelle persone non le vedo da molto più tempo.

Il passato è completamente inventato. Niente è successo come vediamo nelle foto,
niente è mai successo.

Rivivo in sogno l’ombra immensa di un’eco. Siamo esposti, toccati dal suono del nord.
La stella è un fuoco blu, nucleo denso come pietra.

Avrei voluto parlarne; si dissolveva prima delle parole.
Avrei voluto baciare, ma non c’era nessuno.

Ho voglia di spezzare, spezzare, così
l’incantesimo irreparabile.

Arcobaleno mio, ali di pavone.

Decostruzione

Abbiamo sempre deriso i nostri sentimenti.

Da ragazzo giravo senza meta, sconvolto dall’amore. La vita era insopportabile. Vivere era l’attesa dell’amore.

Da ragazzo ero come un uomo: giravo senza meta nell’attesa dell’amore.
Solo l’amore era vita; tutto il resto era senza luce, senza sapore.

Un contrasto esiziale separa il rumorio del bar e l’agitarsi delle fronde nell’aria carica. L’evento è imminente. Masse d’aria rivoltano le foglie: il ventre d’argento si scopre nel passaggio verso la notte.
Il cielo ha la voce di rulli colossali. Elettricità nel mio respiro solitario, sbronzo, saturo di desiderio.

Attenderò che il tuo corpo meraviglioso si rianimi.

Coma celeste

Ti stendi al sole e mi sembri una vacca.
Conosco la carne attraverso lo spirito; sopporto con debolezza. Poi viene la forza e in un soffio la porti via.
Testimonio qualcosa di molto impreciso, ma è meglio spalmarsi il filtro solare. Prenditi la responsabilità, e ammetti che attaccavi per un senso di incertezza, mentre tutto ciò che vedi è creato in tua funzione. Sostituzioni si annidano tra le ipotesi, ed è vano recriminare.
17.30: levitazioni separano gli individui che non devono unirsi.

Le ore sono come minuti, i minuti come ghiaia gettata nel mio stagno interiore. Anche l’odio sembra il contrario a volte. E’ tutto leggero, come se l’autunno avesse voglia di scherzare.

La stagione striscia, sempre più insana; stratifica nei polmoni. La provincia barcolla. Alcune tempeste si abbattono sui boschi che circondano il lago. Le foglie sono strappate dalla grandine; i rami cadono, fracassando i tetti delle macchine. Il racconto non è finito, e prosegue silenziosamente: le figure si avvicinano e si incontrano solo di notte, ma non si toccano mai. E’ così buio che anche vedersi diventa impossibile.
Infine, la mattina si apre, come una finestra, ed implode in un coma celeste.

www.unartistaminimalista.com

Viaggio nella superstizione

Oltre il concetto di morte giace il concetto di vita. E’ scritto nella cellula ciò che è il programma. Difficile evadere.
Senza dubbio esistono paure così profonde, tanto solide e pesanti da essere tangibili ed assumere vita propria
di entità opprimenti, spiriti maligni. Difficile scappare.

Sullo schermo un cosmologo descrive l’universo: il creatore senza volto, come raffigurato, sorregge e mostra
un ovale nero, traslucido, il cosmo, in cui nuotano formicolanti, piccolissimi uomini, come batteri, protozoi, spermatozoi;
significa:
“L’universo vi appartiene; è vostro; ma voi siete miei.”

Sul momento ho avuto paura; credo sia stato uno show di luci.
Con voce tonante rimbombano le ere, e chi può capirle; ma questo è adesso, e gli spiriti sono padroni. Quanto al
domani, decideranno loro.

Mi sorprendo a denigrare l’ordine delle cose, infine, non bastassero gli orrori del clima sconvolto.