2840. Questo è il giorno

Questo è il giorno, un affare solitario,
denso, lattiginoso. Si taglia come cera.
La donna va al lavoro, gli occhi decomposti,
infettata dal non desiderio.

Giganti appena sommersi
sotto il velo del sonno
scuotono le fondamenta
di piccoli mondi perduti.

Si ritrae dal senso del vago,
eppure:
perde sempre l’essenza
ogni chiarezza cristallina.

* * *

Foto senza megapixel. Lo stereo esegue: The reservoir, Junior Boys.

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5748. Ziggurat

Il modo in cui scrivi non è cambiato. La scelta delle parole ti identifica. Sento la tua voce.
Così la luce tra i tuoi capelli.

Le finestre mandano raggi azzurri. La casa è come una grotta. L’acqua scende lungo i muri.

Siamo incompiuti. Mi racconti del collegio, di viaggi in Europa, perché sei tornata.
Questi sguardi sono mattoni, infinite distese di un passato
inesauribile.

* * *

Foto di gruppo, scuola medie. Tempo: 2005.
Sul disco gira: Nick the stripper

6325. Tra mura vuote

Il quartiere è una triste mappa di Doom;
villette a schiera brillano per l’intonaco giallo acido
e la semplice bruttezza dell’architettura.

Se mi fosse arrivata un’e-mail
avrei saputo cosa rispondere,
ma non è arrivata nessuna e-mail.

Scrivendo poesie non pensavo a una ragazza in particolare.
L’amore è quasi astrazione, un grande sogno impenetrabile
e in questo superava l’essenza: i corpi sfondati, simulanti.

Tra mura vuote di un’altra casa
consumo metà agosto
senza materia.

Non c’è tempo per le spiegazioni. Le spiegazioni allontanano.
Leggendo, navigando i nostri siti
ci incontriamo sgomenti.

Il sole preme sulle sponde, l’acqua percorre nuovi canali.
E’ giunto il momento di lasciare indietro
e salire prima del cielo, della terra e del mare.

Gas azzurri ci sospingono; questa è la corrente del tuo abbraccio.
L’orologio crea il tempo, seguo le lancette fermate dal tempo.
Solo il tempo è reale. Se siamo immobili, siamo senza tempo.

* * *

Foto finta. Tempo estate/inverno 2011.
Sul walkman gira: Take my skirt off, Cliff Martinez

0803. Alture

 

Sorgono alture
sopra le case, irrealizzate
vie del mistero.
L’angelo dell’inverno
ha cantato,
le ali strappate,
incrinato il buio
come diamante.
Mi lascio ascendere.
La città è lontana, finalmente
annichilita.

Da qui la notte
è un trapezio
rinchiuso tra divisori
prefabbricati. Bassa, troneggiante
la stella Giove
storce il piccolo volto.

Trascini la città
sotto il tuo seno,
dove pulsano i desideri.
Ti ho guardata
erodere la vita
senza mai toccarla.
L’amore non mi abita,
ma posso indicarti
il niente,
l’errore atomico
che consumi
per brillare.

Not getting / Blu

L’anima si muove
o si ferma, evapora o congela
solitamente a suo piacere.
E’ una sostanza chimica,
forse una miscela, sporca o pura
o un pigmento incattivito:
blu saturo, nero lucente, rubino.

Quando trema, nella malinconia
che chiude il petto, indotta dal tabacco
in quel momento cristallizza
e i cristalli si spezzano in aghi,
microscopiche faglie azzurre.

Quando si apre un varco
e nel varco scende la mano,
la potenza o la carezza
del cielo esploso, allora
non il vuoto lascia
quando abbandona il corpo
e vaga.

* * *

Foto a mano libera. 600 pixel/minuto. Tempo cella atlantica.
Sul walkman gira: Santa violenta, Le vene di Lucrezia

0381. Il silenzio

Abbiamo tracciato scie, le abbiamo infiammate tra le risa.
Occhiate taglienti, profonde come il lago, percorrono le forme
mostrando il contrario di tutto.
Vecchi libri prendono muffa. Vapore d’alcol eccita il respiro.
La veranda crolla, un pannello ci fa scudo.
Nella luce turchese ogni battito vibra per sé.
Il silenzio non ci accomuna.
Solo il tempo ci ha relegati qui.

* * *

Foto ottica. Sul walkman gira: La baronessa e il calamaio, Daniil Kharms.

Rivivo

Centinaia di ripetizioni sublimano la musica.
La passione diviene vita, la vita è terra e sangue inerte.
Ascolto la canzone deperire. L’ho assimilata, disciolta in me.

Rivivo in sogno gli ultimi anni, sfogliando sul computer un album di fotografie.
Non ho mai portato i capelli in quel modo, non c’è mai stata una gita in ottobre
e quelle persone non le vedo da molto più tempo.

Il passato è completamente inventato. Niente è successo come vediamo nelle foto,
niente è mai successo.

Rivivo in sogno l’ombra immensa di un’eco. Siamo esposti, toccati dal suono del nord.
La stella è un fuoco blu, nucleo denso come pietra.

Avrei voluto parlarne; si dissolveva prima delle parole.
Avrei voluto baciare, ma non c’era nessuno.

Ho voglia di spezzare, spezzare, così
l’incantesimo irreparabile.

Arcobaleno mio, ali di pavone.