Prescienza

Impressione è previsione, un calcolo irrazionale, figura dell’avvenire, che l’occhio di dentro non riesce a fissare.
Déja vu è il senno di poi.

Mi ricordo una lezione di filosofia; però non ero io. Infinito è indefinito, forse il contrario.
Ho sentito che il tempo è un’orbita circolare, una specie di ruota che scivola su un periodo. Glaciazione e disgelo. Gli omini della giungla. Le cose succedono e restano indietro. Poi nuovamente, diversamente.

Prima e dopo si toccano ora, agli estremi del diametro presente. AB è un fumetto dai colori ambigui, un lavoro mostruoso. Tolgo la luce; è sullo zero.

* * *

Monza, 15 febbraio del 3 settembre

www.unartistaminimalista.com

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Nella cartella Manuel tiene quasi 9000 foto.
Foto di ragazze con tatuaggi,
a volte piercing alla vulva.
Solo le migliori, scelte tra milioni
possono entrare nella cartella.
Non per tutte le foto c’è stata una sega.
Per alcune però ci è scappata più di una sega.
Sua moglie non ne sa niente.
Scorre i file e ripercorre una vita
cazzo nella mano.

* * *

Foto color

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0912

Tutto ciò che è stato costruito, scritto, ideato.
Ciò che sopravvive alla mano distruttrice, e sfugge alla mano che salva.
Tutto è il nulla inarrestabile del tempo.

Colonne crollano.
L’impero di Persia deflagra nel vuoto.
Frammenti del tempio sono asteroidi ghiacciati, smarriti su orbite lontane, risonanti come accordi.

Dal disordine trarrò nuova vita, dalla complessità decadenza e dissoluzione.
Solo quel giorno, bagnato dal sangue, coperto dalla morte, il terreno espelle i vapori
e in un pulsare rigetta l’uomo.

* * *

Foto 2007-2013. Sviluppo variabile.
Il compact disc masterizza: Tom violence, Sonic Youth

2840. Questo è il giorno

Questo è il giorno, un affare solitario,
denso, lattiginoso. Si taglia come cera.
La donna va al lavoro, gli occhi decomposti,
infettata dal non desiderio.

Giganti appena sommersi
sotto il velo del sonno
scuotono le fondamenta
di piccoli mondi perduti.

Si ritrae dal senso del vago,
eppure:
perde sempre l’essenza
ogni chiarezza cristallina.

* * *

Foto senza megapixel. Lo stereo esegue: The reservoir, Junior Boys.

5748. Ziggurat

Il modo in cui scrivi non è cambiato. La scelta delle parole ti identifica. Sento la tua voce.
Così la luce tra i tuoi capelli.

Le finestre mandano raggi azzurri. La casa è come una grotta. L’acqua scende lungo i muri.

Siamo incompiuti. Mi racconti del collegio, di viaggi in Europa, perché sei tornata.
Questi sguardi sono mattoni, infinite distese di un passato
inesauribile.

* * *

Foto di gruppo, scuola medie. Tempo: 2005.
Sul disco gira: Nick the stripper

6325. Tra mura vuote

Il quartiere è una triste mappa di Doom;
villette a schiera brillano per l’intonaco giallo acido
e la semplice bruttezza dell’architettura.

Se mi fosse arrivata un’e-mail
avrei saputo cosa rispondere,
ma non è arrivata nessuna e-mail.

Scrivendo poesie non pensavo a una ragazza in particolare.
L’amore è quasi astrazione, un grande sogno impenetrabile
e in questo superava l’essenza: i corpi sfondati, simulanti.

Tra mura vuote di un’altra casa
consumo metà agosto
senza materia.

Non c’è tempo per le spiegazioni. Le spiegazioni allontanano.
Leggendo, navigando i nostri siti
ci incontriamo sgomenti.

Il sole preme sulle sponde, l’acqua percorre nuovi canali.
E’ giunto il momento di lasciare indietro
e salire prima del cielo, della terra e del mare.

Gas azzurri ci sospingono; questa è la corrente del tuo abbraccio.
L’orologio crea il tempo, seguo le lancette fermate dal tempo.
Solo il tempo è reale. Se siamo immobili, siamo senza tempo.

* * *

Foto finta. Tempo estate/inverno 2011.
Sul walkman gira: Take my skirt off, Cliff Martinez

0803. Alture

 

Sorgono alture
sopra le case, irrealizzate
vie del mistero.
L’angelo dell’inverno
ha cantato,
le ali strappate,
incrinato il buio
come diamante.
Mi lascio ascendere.
La città è lontana, finalmente
annichilita.

Da qui la notte
è un trapezio
rinchiuso tra divisori
prefabbricati. Bassa, troneggiante
la stella Giove
storce il piccolo volto.

Trascini la città
sotto il tuo seno,
dove pulsano i desideri.
Ti ho guardata
erodere la vita
senza mai toccarla.
L’amore non mi abita,
ma posso indicarti
il niente,
l’errore atomico
che consumi
per brillare.