Pillole

Non mi piace quell’idea che gira, secondo cui la realtà sarebbe una simulazione creata da esseri iperpotenti. Soprattutto non mi appassiona l’idea di una spiegazione. Preferirei una realtà indeterminata, di infinita profondità.

E chi sarebbero codesti creatori? Egoisti scienziati? Filosofi privi di umorismo? Onniscenti idioti, o divinità insondabili? Sceglierei l’ultima, se proprio dovessi, ma in questo scenario saremmo prigionieri di entità non necessariamente migliori di noi; sarebbe meno opprimente una simulazione senza bisogno di origine, fine o intenzione, penso. Ciò potrei crederlo, forse.
Potrebbe tutto non essere, ma apparire. Si può anche rifiutarlo, ma perché farlo? In fondo, la realtà non è che simulazione, al livello più basilare. E’ fatta di percezione più che materia, per quanto si può sapere. Conosciamo la rappresentazione, non l’oggetto. La realtà è, o è anche, creazione di chi osserva, e chi osserva è per forza creatore. Per contro, senza osservazione non esiste l’osservatore. Non solo l’osservazione definisce il creatore, essa lo crea.

La realtà non è reale come sembra, e crea il suo creatore. Giusto?

Perciò, se anche vivessimo in una simulazione informatica, se la osservassimo, l’avremmo creata noi (io). E se qualche tedioso programmatore immortale passa le sue serate a spiarci con una birra in mano, l’abbiamo creato noi (io). Quindi veda di non fare tanto il fico, o qualcuno lo increa.

Carissim* nerds della rete, così è, oggi. Grazie di crearmi, vi creo tanto anch’io.

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Fotografie originali 2010, non puoi guardarle senza consenso scritto

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Entelechia

Buonasera, popolazione digitale.
Solo per voi, vasta platea guidata dalla passione, pubblico oggi il nuovissimo video di Anna Utopia Giordano. Il titolo: Entelechia.
In questo brano, il testo originale di Anna Utopia Giordano si propaga con la voce dell’autrice nella musica concreta e astratta di Un Artista Minimalista.

Entelechia è tratto da Fogli d’ombra, che potete scoprire qui.

A presto in carne e web, direi, se fossimo nel 2006.

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Fogli d’ombra

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Bentornate/i frequentatore/i dell’etere. E’ con soddisfazione, immedesimazione e ulteriore soddisfazione che vi presento Fogli d’ombra, la nuova uscita discografica di Anna Utopia Giordano.
Tre testi inediti dell’autrice sono accompagnati dai diversi approcci musicali di tre artisti del suono. Ho partecipato al lavoro componendo la traccia audio per la poesia Entelechia, che chiude l’EP. Andate a sentire. Fate i bravi!

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Revisionismo

Buonasera e bentornati, lettrici. Dove siete stati di bello? In generale. Potete rispondere nei commenti (non dilungatevi).

Avete mai sentito parlare di revisionismo? Se non sai cos’è fai swipe left, direbbe qualcun altro.
Spesso e volentieri sui media1 ci si accusa di incoerenza, di fare revisionismo. Non seguendo i medias, su questo argomento non ho niente da dire, e lo dimostra il fatto che non dico niente. Quanto a me2, mi autoaccuso di incoerenza e di revisionismo artistico.

Questo articolo annulla e sostituisce tutti i precedenti.
Ecco qua3.

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1 Da qui innanzi detti midia.
2 Ma io chi? Che piaga queste identità, questi pronomi.
3 Sempre che non cambi idea.

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La città

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Dorme con Venere e in sogno incontra Buddha. Al risveglio è solo. Non torna. Non dà notizie, perché non vuole tornare.
Smette di cercarla. Distrugge un antico monumento ed erige con i materiali una fortezza senza ingresso e senza uscita. Nemmeno la stupidità può alterare l’indifferenza del cosmo.

Viaggia in carrozza 10. Deve arrivare dove intende arrivare. La carcassa sferraglia impaurita. Spettri infuriati picchiano la rotaie.
L’angolo della fronte è schiacciato sul vetro freddo. Le guarnizioni vacillano e chiudono male. Gli spifferi gelano i piedi. Ad ogni tunnel l’onda pressoria turba le membrane. Il metallo delle grate entra nel naso. Ha un odore ferroso, di sangue.
Un treno grida nel senso opposto. Vi intravede un amico. Scompare in un lampo.
Il ponte è la parte difficile; poi la si ricorda con affetto.

Prende corpo la città da cui tutto deriva. Le volte sono scheletri alti come montagne. I mattoni si sfaldano nella pioggia e scoprono altri mattoni. L’erba cresce su colline di argilla. Le cupole sono scavate come grotte nella notte dei tempi.
Stordito dalla bellezza, contempla la bellezza di una statua. Acefala, inumana.

Lo sfregio sul braccio non guarisce. Abbassa la manica e guarda altrove. Venere perde il volto ed esplode in lacrime di rabbia.
Poi si appoggia con la testa su un libro. La porta sbatte e manda odore di cesso. Le riflessioni non hanno più voce.

Siederemo per terra, faremo finta di dormire. Pioveranno mozziconi e la cenere formerà un tappeto soffocante. Scesi dal mezzo getteremo il biglietto nel primo bidone. Niente sarà come il passato.
Ritorneremo con un’altra faccia e un altro taglio di capelli.
Ritorneremo con un’altra faccia e un nuovo taglio di capelli. Fine.

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Photo: Parigi De Gaulle, tour de France. Fuji-digital.
La musica canta: Physical