2840. Questo è il giorno

Questo è il giorno, un affare solitario,
denso, lattiginoso. Si taglia come cera.
La donna va al lavoro, gli occhi decomposti,
infettata dal non desiderio.

Giganti appena sommersi
sotto il velo del sonno
scuotono le fondamenta
di piccoli mondi perduti.

Si ritrae dal senso del vago,
eppure:
perde sempre l’essenza
ogni chiarezza cristallina.

* * *

Foto senza megapixel. Lo stereo esegue: The reservoir, Junior Boys.

Conosciamoci meglio

Cari lettori e lettrici, stamattina, dormendo, riflettevo che ormai ci frequentiamo virtualmente da un sacco di tempo. Con alcuni di voi saranno quasi due anni, avete presente quante cose cambiano in un periodo di due anni? Wow, tante. Proprio tante.
Così mi sono chiesto, a me:

Perché non conoscerci meglio, ma senza esagerare?

Non ho risposto alla domanda, ma ho agito. E così ho ideato un decalogo di domande, un set di quesiti concepito scientificamente per massimizzare la conoscenza reciproca, senza violentare la nostra pryvacj, evitando stupidaggini come “quanti anni hai?”, “ti piace di più Matteo Renzi o Matteo quell’altro?”, “Sei mai stato legalmente sposato negli anni 60 dell’800?”.

Ma basta con le cazzate, via con le domande:

1) Cosa non pensi del “Decalogo” di Kieslowski?
2) Hai mai lavato l’insalata in busta, pur essendo nominalmente un prodotto già lavato? *
3) Hai fede nella parola?
4) Quanto hai bisogno della compressione audio?
5) Cosa faresti senza di te?
6) Se le tute spaziali avessero le pinne, ti immergeresti nei mari lunari?
7) Come vorresti essere 10 anni fa?
8) Come ti relazioni al problema dell’aria condizionata?
9) Hai mai conosciuto persone omofobofobe?

[* Questa è la domanda più importante, giudicherò soprattutto in base a questa.]

Ho evitato domande di tipo sessuale per non imbarazzare nessuno, visto che alcuni si vergognano (solo in pubblico, purtroppo). So che risponderete in massa, vi chiedo di farlo senza riflettere troppo e senza temere la mia valutazione. E’ molto importante che affrontiate i questiti nell’ordine proposto, mi accorgerò se non lo fate. Leggerò con attenzione ogni singolo commento e, nel caso, replicherò. Forse vi darò anche i voti.
Una sostanziosa serata di pace e serenità!

* * *

www.unartistaminimalista.com

5748. Ziggurat

Il modo in cui scrivi non è cambiato. La scelta delle parole ti identifica. Sento la tua voce.
Così la luce tra i tuoi capelli.

Le finestre mandano raggi azzurri. La casa è come una grotta. L’acqua scende lungo i muri.

Siamo incompiuti. Mi racconti del collegio, di viaggi in Europa, perché sei tornata.
Questi sguardi sono mattoni, infinite distese di un passato
inesauribile.

* * *

Foto di gruppo, scuola medie. Tempo: 2005.
Sul disco gira: Nick the stripper

6325. Tra mura vuote

Il quartiere è una triste mappa di Doom;
villette a schiera brillano per l’intonaco giallo acido
e la semplice bruttezza dell’architettura.

Se mi fosse arrivata un’e-mail
avrei saputo cosa rispondere,
ma non è arrivata nessuna e-mail.

Scrivendo poesie non pensavo a una ragazza in particolare.
L’amore è quasi astrazione, un grande sogno impenetrabile
e in questo superava l’essenza: i corpi sfondati, simulanti.

Tra mura vuote di un’altra casa
consumo metà agosto
senza materia.

Non c’è tempo per le spiegazioni. Le spiegazioni allontanano.
Leggendo, navigando i nostri siti
ci incontriamo sgomenti.

Il sole preme sulle sponde, l’acqua percorre nuovi canali.
E’ giunto il momento di lasciare indietro
e salire prima del cielo, della terra e del mare.

Gas azzurri ci sospingono; questa è la corrente del tuo abbraccio.
L’orologio crea il tempo, seguo le lancette fermate dal tempo.
Solo il tempo è reale. Se siamo immobili, siamo senza tempo.

* * *

Foto finta. Tempo estate/inverno 2011.
Sul walkman gira: Take my skirt off, Cliff Martinez