Waves

La vegetazione lussureggia: un richiamo al facile erotismo delle pianure italiane.
L’impianto propone: It’s a sin, Pet Shop Boys.

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Le cime gemelle

Un po’ di atmosfera per iniziare

Amici ed amiche, vi saluto caramente. Spero che i vostri blacks fridays siano stati anche quest’anno splendidi. In quest’articolo vi racconterò le mie impressioni su una recentissima opera cinematografica, anzi una serie di episodi televisivi. Ho a bella posta evitato di dire che si tratta di un serial, proprio per non incappare negli inutili inglesismi che mi fanno diventare acido.
Allora, l’opera in questione è Twin Peaks, parte 2, di François Truffaut, cineasta mandarino già veterano di documentari e musicals ad ambientazione hard fantasy. Vi esporrò in modo approfondito, ma non pedante (spero), le mie impressioni ed alcune considerazioni tecniche e sociologiche. Premetto che non ho visto la serie, ma sarò comunque obiettivo sulla base dei trailers.

AVVISO IMPORTANTE
Il mio articolo contiene diversi spoilers. Se, come me, non avete ancora visto la serie, vi prego di non leggere oltre.

La prima considerazione che mi viene in mente riguardo a Twin Peaks è la tipica atmosfera ninetyes che si respira in ogni caffé bevuto, in ogni passeggiata a cavallo che i bellissimi protagonisti si concedono alla faccia nostra. Non che ami particolarmente gli equini, preferisco le galline, ma è comunque straordinario il modo in cui il regista ci mostra la pace interiore di questi animali, veri e propri attori impersonati da Uma Thurman.
In secondo luogo ho apprezzato tantissimo il cameo di Monica Bellucci nella parte di un Matteo Renzi qualsiasi in visita negli Stati Uniti d’America. Assolutamente tragica la scena in cui viene scambiato per Matteo Salvi,
compositore e regista teatrale italiano (Botta di Sedrina, n.1816 – Rieti, †1887). In seguito il transfuga ha una relazione promiscua con gli UFO di X-Files, citazione pirandelliana che ho amato a piene mani.

Il principe saudita in visita a Twin Peaks

Verso metà della serie, a un certo punto appare Ben Affleck completamente nuda in un mercato rionale, una scena a mio avviso gratuita in cui l’attrice vorrebbe convincerci di qualcosa, senza riuscirci. In seguito si assiste ad un’altra situazione vietata ai minori: un cane, completamente nudo, compare improvvisamente al parchetto in mezzo a un gruppo di mamme con bambini. Ora, io spero vivamente si tratti di un fotomontaggio, perché almeno le mamme dovrebbero essere protette dalla nudità extra-coniugale. Resta il fatto che il cane sembrerebbe minorenne, e questo mi ha indignato molto: ma come si fa? Spero che sia soltanto una svista.

Venendo alla regia, ho trovato squisiti i primi piani, i tutto tondo e i fortissimo in cui Angelo Badalamenti ha dato il meglio di sé alla fotografia. La pellicola digitale ha reso meravigliosamente i vividi paesaggi della tundra e gli attori – tutti donne – hanno dato il meglio di sé con performances commoventi. Ad esempio ho letto che Marlon Brando si sarebbe immedesimato nei baronetti argentini al punto da vomitare realmente le crocchette ingerite nella scena del Burger King. Per non dire del modo in cui Woody Harrelson passa lo scopino sulle videocassette della videoteca civica, ormai mi vengono i brividi ogni volta che carico un porno nel videoregistratore. Ma il vero pezzo forte è la scena in cui Billy (Scarlett Johahnssohnh) resuscita da un freezer, mi ha fatto accapponare il sedere e se ci penso non dormo più.
Ho letto su un opuscolo che durante le riprese non si sono utilizzate controfigure e gli attori hanno svolto personalmente i propri stunts, una scelta in controtendenza, una vanteria che non si era mai sentita. Davvero eccitante, non trovate? Va be’, passiamo oltre.

Il merchandising di Twin Peaks 2 già spopola

Il casting è stato davvero stellare, non si è badato a spese. Ho letto che hanno scelto solo attori ricchi e hanno utilizzato per i provini un hotel a varie stelle Michelin. Pare che Mastroianni per comparire in un’unica scena abbia chiesto 700000000 delle vecchie lire pontificie. Che sagoma. Le immagini di repertorio di papa Innocenzo invece sono costate un patrimonio, ma alla fine è intervenuta Bruxelles con un finanziamento derivato. Non ho notato invece Bruce Lee: peccato, l’attore calabrese avrebbe ulteriormente alzato il tiro con le sue curiose performances.

In tutta l’opera si nota un crescente senso di critica verso la politica di Bush, più volte richiamato dai personaggi della stuzzicheria durante i ritrovi sindacali. E’ evidente che al regista il Presidente della Repubblica USA non vada a genio, ed io rispetto il suo punto di vista (cazzo mi frega?). Le perplessità di Truffaut sono le stesse che dividono trasversalmente pubblico e critica: non è forse Bush l’uomo più potente e laureato del mondo, ed allo stesso tempo una figura controversa che ha fatto fallire l’Alitalia, eretto murales contro l’immigrazione e svolto un ruolo imbarazzante nelle cene con i diplomatici? Sapete tutti a cosa mi riferisco, non siete nati ieri.
Come potevamo aspettarci, la visione di Truffaut sulle relazioni personali e la sessualità resta molto ancorata alla tradizione eppure sempre al limite del provocatorio. Ad esempio i personaggi che non sono legalmente sposati si limitano castamente al sesso orale. Ancora, il sacrestano Morgan Freeman resta fedele al suo ragazzo pensando a lui durante l’orgasmo consenziente con Jessica, la badante della sua ex badante (quell’attrice che ha fatto il film in cui balla con un tizio). Come potete capire anche voi, la complessità della nostra epoca viene in qualche modo accantonata per mettere in luce i nostri meandri archetipici.

La colonna sonora comprende musica ambient del calibro di Beethoven, mostro sacro degli anni ’60, ma anche un brano bossa nova di Marc Almond e tantissimi inediti di Gerard Depardieu, la tigre di Cremona.
Ora scusatemi ma ho sonno, ci risentiamo presto con la seconda parte della mia recensione.

Voto parziale: 7 stelle per la regia. Al comparto sonoro assesto un pieno voto. Soltanto 6 e mezzo invece per le scene di nudo appena convincenti e un po’ spiazzanti.

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0912

Tutto ciò che è stato costruito, scritto, ideato.
Ciò che sopravvive alla mano distruttrice, e sfugge alla mano che salva.
Tutto è il nulla inarrestabile del tempo.

Colonne crollano.
L’impero di Persia deflagra nel vuoto.
Frammenti del tempio sono asteroidi ghiacciati, smarriti su orbite lontane, risonanti come accordi.

Dal disordine trarrò nuova vita, dalla complessità decadenza e dissoluzione.
Solo quel giorno, bagnato dal sangue, coperto dalla morte, il terreno espelle i vapori
e in un pulsare rigetta l’uomo.

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Foto 2007-2013. Sviluppo variabile.
Il compact disc masterizza: Tom violence, Sonic Youth