Purtroppo siamo nel 2017, l’ho notato stamattina alle 13 mentre riaccompagnavo a casa un po’ di gente resa irriconoscibile dalla vita. Tutti via, voglio restare solo con il grigiore del compromesso.
Il mio loft è semidistrutto dalla festa di fine anno. Un idiota è riuscito a imbrattarmi un Grabovan, sembrerebbe sperma. Conoscete un restauratore che capisca qualcosa di icone ortodosse?
Bevo un tè alla grappa, primissima qualità, e penso che Mjspace non tornerà come se stesso. Ora è gestito da gente oscura con propositi incomprensibili. Non ci sono amici.
Eppure – realizzo – per quanto irrazionale, la speranza di approdare su un nuovo Myspeyce sembra non morire mai. Ci spinge avanti, dà sapore a un presente senza olfatto e senza gusto che ci tocca riempire di imperfezione. Siamo animati dal sogno che la diaspora possa finire.
Che sia vero o sia falso, noi sentiamo che un giorno, un quattro gennaio, vivremo un altro 2006.

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E così hanno optato per rovinare anche la pagina degli aggiornamenti. Le foto non sembrano foto ma osceni banners di un social networck con i profili preimpostati. Niente, con le immagini dei vostri artisti preferiti – sto parlando di me – potete ora pulirvi il culo (è una metafora, non credo che lo schermo di uno smartfon sia davvero pulente). Se non si interrompe questa trasformazione della piattaforma nell’imitazione scadente di un sochal networq andato a male, allora non mi resta che abbandonare il bloog e lasciarlo agli archeologi del web. Almeno, fra 4000 anni, avranno qualcosa da scrivere sulle riviste.

Ho già dato addio all’arte, è vero, ma avevo scelto un interminabile e logorante spegnimento, un po’ come una malinconica nana bianca che impiega miliardi e miliardi di anni prima di esaurire il proprio insipido lucore. Ma ora, mi chiedo, non sarò tentato dal perseguire la netta e indolore – e banale – esplosione di una supernova?

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Inizio, durata e fine

Come potete dedurre dal titolo dell’articolo, è finalmente giunta l’ora dell’addio. Si vuole ignorare la fine, rimandarla, ma essa giunge comunque, e quando giunge non possiamo che salutarla con inatteso entusiasmo.
La fine è la fine dell’attesa e proprio questo la rende così inebriante. Guardarla negli occhi è scorgere se stessi, finalmente conclusi e perfetti come un cerchio. E cos’è in fondo la fine se non l’inizio della fine che finendo inizia? La fine è incoerente, per questo è essenziale per un grande artista (sto parlando di me).

Come ogni progetto, anch’io ho un inizio, una durata ed una fine. E così, dopo l’inizio e la durata, ecco la fine.
Se non fosse chiaro mi ritiro, me ne vado, lascio tutto, forse mi trasferisco in Russia.
Ma non me ne andrò senza celebrare l’addio.

 

L’appuntamento è su Radio Ramingo, 6 dicembre 2016, ore 21.30. Con la straordinaria partecipazione della

CALIFORNIUM HASHTAG BLU SPEKTRALEN COMBO, composta da:

Il Maestro Giuseppe Fiori, l’unico artista polistrumentista venerato da millenni in tutte le Milano del mondo;
Lo svizzero (b)ananartista, il nuovo Leonardo da Vinci, l’inenarrabile Cobain d’Africa;
Ed il misteriosa James Ocaz, geniale poetesso e musico dalle infinite nomee, che preferisce non essere linkata.

L’evento sarà registrato e ficcato su disco dalla SCSS Records, leggendaria etichetta italiana che ha saputo infondere gli Acidi Tonanti nelle coscienze del popolo umano di ogni specie.

Sintonizzatevi lo streaming. Che cazzo avete da fare martedì sera?