Penumbra

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A volte i fans mi fermano per strada e mi chiedono ansiosamente spiegazioni sul mio aspetto attraente. Ebbene, i tempi sono maturi. Vi svelo il mio segreto di bellezza:

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La moviola esprime: Collapse in slow motion, Velvet Condom.

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Il dizionario dell’umile gentiluomo, parte I

Una cortese prefazione visiva

Gentilissimi lettori e lettrici, ben ritrovati su questo blog. Per voi, oggi, una cospicua novità concepita e realizzata simbioticamente dalle più autorevoli personalità della rete: Un Artista Minimalista, Ysingrinus, Gintoki, Gintoki e Ysingrinus. Con questo articolo, noi, solo per voi, inauguriamo una serie di articoli per i moderni gentiluomini e gentildonne che desiderano aggiornarsi e distinguersi con vera raffinatezza in un mondo sempre più grossolano e deprivato di cultura. Per chi non ci conoscesse, siamo tre uomini bloggers provenienti da tutta Italia che convivono civilmente da anni (costituiamo una coppia a tre, a distanza). Forse racconteremo in seguito come ci conoscemmo tramite chats, a Malaga, tanti anni fa.
In questi articoli ci focalizzeremo principalmente sull’universo maschile, che per motivi biologici conosciamo meglio. Precisiamo però che sono articoli pensati anche per le nostre lettrici, come strumento di conoscenza per meglio comprendere l’altra metà del mondo, in fondo basata sulle stesse esigenze e sugli stessi sentimenti (sessualità, abbigliamento, stile di vita, ecologia domestica, ioga).

Oggi affronteremo l’attualissima tematica della lingua e della comunicazione per i gentiluomini, ma prima di iniziare sentiamo di dover chiarire di cosa stiamo parlando: che cos’è un gentiluomo? E soprattutto, che cosa non è? Ebbene, non c’è un solo modo di definire questa figura che ai più distratti potrebbe sembrare desueta o superata, ma tanti modi di sentire quanti siamo noi cultori del bel vivere. Alcuni tratti generali, però, ci sentiamo di delinearli.

A. Un gentiluomo non è un pranzo di gala: egli non teme di sporcare le mani, purché siano quelle altrui, e soltanto per insegnargli il candore.
B. Un gentiluomo non nega le proprie estremità al prossimo, se gli è richiesto, o ne intuisce un’opportunità per distinguersi.
C. Un gentiluomo non beve, degusta e sugge.
D. Un gentiluomo è consapevole dell’atroce divario temporale tra lui ed il resto del mondo. Mentre l’uomo vive nell’ombra del futuro, esso stesso ombra, il gentiluomo progetta e sa vivere pienamente un passato glorioso e degno di sé.
E. Un gentiluomo non dimentica ma perdona, se la situazione lo richiede, come per esempio durante un baccanale dalla maniere meno che perfette.
F. Un gentiluomo non si rifiuta sempre, ma non si offre mai.
G. Un gentiluomo non si dilunga. Al limite, egli si allunga.
H. Un gentiluomo è immanente ma duraturo.
I. Un gentiluomo non è sofisticato: è sì sofisticato, ma genuino, diversamente da chi affetta una raffinatezza che non possedendo, non può coltivare.
L. Il cane di un gentiluomo non abbaia. Latra. Non gli reca giornali, riviste o siti webs di attualità se prima non ha trovato di suo gusto gli editoriali.
M. Un gentiluomo non si adatta, è il mondo ad adattarsi al mondo.
N. Il gentiluomo non rifugge la modernità, pur provandone sdegno. Egli sa come adoprarla pe’ suoi scopi, pur deprecandola. Divulga le sue idee tramite i diari telematici, volgarmente detti blogs. Infatti, egli non disdegna di essere un telediarista, o scribonauta, come l’Artista si compiace di definirsi, per encomiabile spirito pedagogico.

Interludio di ristoro psichico per lettori deboli

Ma veniamo dunque a trattare di lingua, perché ciò è l’argomento dell’articolo. Un vero gentiluomo è autarchico nel linguaggio. Non aderisce a registri linguistici modaiuoli, ma resta ancorato al suo fulgido passato, di cui è attento lettore. Egli, per esempio, non dirà mai che mangia un “hamburger”, termine che può trovar posto solo in bocche non gentili accostumate a dozzinale parlato gastronomico. Come è traducibile allora tale lemma? Poiché un gentiluomo ha infiniti stili ed infinite possibilità, ecco quindi come si può tradurre – poiché sì si parla di vere e proprie traduzioni – dalla lingua avvilita a quella elevata dell’uomo di buon gusto. Di seguito l’esempio traduttivo visto dalle nostre rispettive nobili prospettive:
Amburghese” o “polpetta all’amburghese” secondo Un Artista Minimalista; “svizzerina” secondo il modo nazionale proposto da Gintoki, già in uso localmente ad Ascoli Piceno; “tritabove” secondo Ysingrinus, il quale la ritiene variante lessicale canonica in virtù della terrena esattezza che ben rispecchia la natura grossolana del piatto.

Come avete ben potuto vedere, nonostante quello che voi sudici chiamate “hamburger” non sia un pasto da gentiluomini, un vero gentiluomo, come siamo noi, non incontra difficoltà nel discernere e discutere di argomenti che non gli si confanno, perché tutto si confà alle maniere impeccabili di un gentiluomo dotato di giudizio e cultura.

Non mancano esempi linguistici virtuosi, purtroppo in controtendenza

Forniamo ora ulteriori esempi di corretto uso linguistico:

Jeans. Termine di ineguagliabile volgarità che vorrebbe descrivere, in lingua angloide, per storpiatura del termine francese che indica la città di Genova, quel particolare tessuto di antica origine genovese. Le uniche versioni che consideriamo ortodosse per indicare indumenti realizzati in tale tessuto sono: “pantaloni genovesi” o semplicemente “genovesi”, “giacchini genovesi”, “camicie genovesi” ecc.
Denim. Termine barbaro originato per corruzione del francese “De Nimes”, che indica un tessuto originario della città di Nimes. Siamo inflessibili nel riferirci a tale tessuto con i termini “tessuto nimese” o “nimese”.
Sexy. Un vero gentiluomo non utilizza che “sensuale” o, con un tocco di contemporaneità, “sessoso”.

Nulla è più sessoso di un uomo sessoso che indossa rudi e colti pantaloni genovesi

Lifestyle. Un uomo o una donna quale noi siamo, ossia un individuo che coltiva la bellezza e la difende dall’orrore imposto alle masse dai demiurghi della comunicazione, ebbene egli vive di stile. Perciò non parla di “lifestyle”, ma di “stile di vita”. Non è difficile, provateci anche voi fichetti che rincorrete l’ultima moda.
Millennials. Ridicolo sostantivo con cui i popoli meno attenti si riferiscono alle persone nate circa tra il 1980 e il 2000 dopo Cristo. La nostra proposta è di rifiutare tout court questa insulsa categorizzazione generazionale, ma se proprio non volete farlo, abbiate almeno il buon gusto di parlare di “milleniali” (Ysingrinus) o (come suggerisce Un Artista Minimalista) di “duemilini” o, con un gusto più centroitalico, “duemilari”.
Blogger. Inorridiamo nel sentire parole di tale oscena bruttezza, le nostre gentili orecchie gridano vendetta assordante. Nel riferirci a chi scrive in rete su piattaforme a contenuto diaristico non accettiamo di utilizzare altro che “retediarista” o “scribonauta”.
WhatsApp. Moderna applicazione che usano i giovini inebetiti per comunicare a distanza, traducibile con un italico e preciso “CheSuccede”. Ne sconsigliamo l’uso a prescindere per la trivialità intrinseca e nella parola e nel concetto.
Trailer. Nome che si attribuisce a brevi produzioni cinematografiche che vengono diffuse allo scopo di promuovere produzioni cinematografiche di maggiore lunghezza. Noi proponiamo di adottare il termine “spezzone promozionale” (Gintoki) per contesti professionali o il più lieve “acchiappino” (Ysingrinus) o il filologicamente corretto “cinecarrello” (Un Artista Minimalista). Prendiamo atto anche della versione “teaser trailer”, che rifiutiamo in favore di “arraposequenza”.

Cortesi amiche e garbati amici, anche per oggi abbiamo concluso le nostre divagazioni con mirata disattenzione. Con questo secondo articolo speriamo di avervi solleticati, inebriati della nostra passione per ciò in cui riconosciamo beltà.
Restate tesi, perché presto riceverete generose porzioni.

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Shock anafilattico

Discussioni concentriche

Low-lying

Buonasera, spettatori illustri. Avete mai notato come, in Lombardia centrale, analogamente ad altre realtà territoriali dell’unione, la frequenza dei fenomeni nebbiosi sia alquanto calata negli ultimi anni?
Quale che sia la causa di ciò, non si può sostenere che non sia così. Solo un pazzo negherebbe ciò che è evidente ai sani di mente.
Se da qualche tempo si osserva la nebbia più di rado, è pur vero che il suo fascino è quanto mai vitale ed anzi accentuato dalla plumbea aura demodé. Spesso si fa ironia sulla bruttezza della nebbia, ed invece di brutto c’è solo la brutta ironia sulla nebbia. Affranchiamoci dai preconcetti, grazie.

Fin dagli anni ’60 (non ne ho nostalgia) ho osservato che, quando c’è nebbia, una certa tipologia di guidatore, pensando che arriverà tardi al lavoro a causa delle avversità metereologiche, e non del fatto che esce di casa troppo tardi, percepisce il 75% in più fretta. Di conseguenza, quando c’è nebbia, tale genere di conducente diventa ancora più pirla di quanto non fosse in partenza, azzerando la già scarsa distanza di sicurezza e producendosi in sorpassi ridicoli e futili – quei sorpassi che a fronte di un concreto rischio di strage stradale fanno guadagnare al massimo 3 posizioni in una colonna chilometrica di auto.

Nello specifico del mio vissuto, l’altra mattina mi hanno suonato il clacson (devices sonori installati sulle auto) ben 3 guidatori che ritenevano andassi troppo piano, sebbene mantenessi una velocità di crociera adeguata alla limitatissima visibilità. Per parte mia, dato che in caso di nebbia parto prima per arrivare con il giusto ritardo, ho potuto concedermi il lusso di rallentare per puro divertimento: sarei comunque arrivato in ritardo impeccabile al mio rave parti (nessun vero artista si presenta ad un rawe party prima delle 8 antimeridiane). Adoro sbirciare nello specchietto retrovisore guidatori dalle limitate facoltà intellettive che scalpitano e fanno lampeggiate, trattengo un sorriso mentre avvolti dalla foschia realizzano che arriveranno con 5 minuti di ritardo alle loro importantissime occupazioni. Non posso resistere, quando alla guida mi si rivolgono pressioni indebite, io rallento. Forse ciò è idiota, ma io sono un genio con il senso dell’umiltà, e mi si dovrebbe perdonare per l’intrinseca stupidità.

E voi? Raccontatemi le vostre esperienze, però vi prego di non dilungarvi. Cordiali saluti dal vostro autore preferito.

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Fotografia di proprietà intellettuale. Software privato.

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Le cime gemelle

Un po’ di atmosfera per iniziare

Amici ed amiche, vi saluto caramente. Spero che i vostri blacks fridays siano stati anche quest’anno splendidi. In quest’articolo vi racconterò le mie impressioni su una recentissima opera cinematografica, anzi una serie di episodi televisivi. Ho a bella posta evitato di dire che si tratta di un serial, proprio per non incappare negli inutili inglesismi che mi fanno diventare acido.
Allora, l’opera in questione è Twin Peaks, parte 2, di François Truffaut, cineasta mandarino già veterano di documentari e musicals ad ambientazione hard fantasy. Vi esporrò in modo approfondito, ma non pedante (spero), le mie impressioni ed alcune considerazioni tecniche e sociologiche. Premetto che non ho visto la serie, ma sarò comunque obiettivo sulla base dei trailers.

AVVISO IMPORTANTE
Il mio articolo contiene diversi spoilers. Se, come me, non avete ancora visto la serie, vi prego di non leggere oltre.

La prima considerazione che mi viene in mente riguardo a Twin Peaks è la tipica atmosfera ninetyes che si respira in ogni caffé bevuto, in ogni passeggiata a cavallo che i bellissimi protagonisti si concedono alla faccia nostra. Non che ami particolarmente gli equini, preferisco le galline, ma è comunque straordinario il modo in cui il regista ci mostra la pace interiore di questi animali, veri e propri attori impersonati da Uma Thurman.
In secondo luogo ho apprezzato tantissimo il cameo di Monica Bellucci nella parte di un Matteo Renzi qualsiasi in visita negli Stati Uniti d’America. Assolutamente tragica la scena in cui viene scambiato per Matteo Salvi,
compositore e regista teatrale italiano (Botta di Sedrina, n.1816 – Rieti, †1887). In seguito il transfuga ha una relazione promiscua con gli UFO di X-Files, citazione pirandelliana che ho amato a piene mani.

Il principe saudita in visita a Twin Peaks

Verso metà della serie, a un certo punto appare Ben Affleck completamente nuda in un mercato rionale, una scena a mio avviso gratuita in cui l’attrice vorrebbe convincerci di qualcosa, senza riuscirci. In seguito si assiste ad un’altra situazione vietata ai minori: un cane, completamente nudo, compare improvvisamente al parchetto in mezzo a un gruppo di mamme con bambini. Ora, io spero vivamente si tratti di un fotomontaggio, perché almeno le mamme dovrebbero essere protette dalla nudità extra-coniugale. Resta il fatto che il cane sembrerebbe minorenne, e questo mi ha indignato molto: ma come si fa? Spero che sia soltanto una svista.

Venendo alla regia, ho trovato squisiti i primi piani, i tutto tondo e i fortissimo in cui Angelo Badalamenti ha dato il meglio di sé alla fotografia. La pellicola digitale ha reso meravigliosamente i vividi paesaggi della tundra e gli attori – tutti donne – hanno dato il meglio di sé con performances commoventi. Ad esempio ho letto che Marlon Brando si sarebbe immedesimato nei baronetti argentini al punto da vomitare realmente le crocchette ingerite nella scena del Burger King. Per non dire del modo in cui Woody Harrelson passa lo scopino sulle videocassette della videoteca civica, ormai mi vengono i brividi ogni volta che carico un porno nel videoregistratore. Ma il vero pezzo forte è la scena in cui Billy (Scarlett Johahnssohnh) resuscita da un freezer, mi ha fatto accapponare il sedere e se ci penso non dormo più.
Ho letto su un opuscolo che durante le riprese non si sono utilizzate controfigure e gli attori hanno svolto personalmente i propri stunts, una scelta in controtendenza, una vanteria che non si era mai sentita. Davvero eccitante, non trovate? Va be’, passiamo oltre.

Il merchandising di Twin Peaks 2 già spopola

Il casting è stato davvero stellare, non si è badato a spese. Ho letto che hanno scelto solo attori ricchi e hanno utilizzato per i provini un hotel a varie stelle Michelin. Pare che Mastroianni per comparire in un’unica scena abbia chiesto 700000000 delle vecchie lire pontificie. Che sagoma. Le immagini di repertorio di papa Innocenzo invece sono costate un patrimonio, ma alla fine è intervenuta Bruxelles con un finanziamento derivato. Non ho notato invece Bruce Lee: peccato, l’attore calabrese avrebbe ulteriormente alzato il tiro con le sue curiose performances.

In tutta l’opera si nota un crescente senso di critica verso la politica di Bush, più volte richiamato dai personaggi della stuzzicheria durante i ritrovi sindacali. E’ evidente che al regista il Presidente della Repubblica USA non vada a genio, ed io rispetto il suo punto di vista (cazzo mi frega?). Le perplessità di Truffaut sono le stesse che dividono trasversalmente pubblico e critica: non è forse Bush l’uomo più potente e laureato del mondo, ed allo stesso tempo una figura controversa che ha fatto fallire l’Alitalia, eretto murales contro l’immigrazione e svolto un ruolo imbarazzante nelle cene con i diplomatici? Sapete tutti a cosa mi riferisco, non siete nati ieri.
Come potevamo aspettarci, la visione di Truffaut sulle relazioni personali e la sessualità resta molto ancorata alla tradizione eppure sempre al limite del provocatorio. Ad esempio i personaggi che non sono legalmente sposati si limitano castamente al sesso orale. Ancora, il sacrestano Morgan Freeman resta fedele al suo ragazzo pensando a lui durante l’orgasmo consenziente con Jessica, la badante della sua ex badante (quell’attrice che ha fatto il film in cui balla con un tizio). Come potete capire anche voi, la complessità della nostra epoca viene in qualche modo accantonata per mettere in luce i nostri meandri archetipici.

La colonna sonora comprende musica ambient del calibro di Beethoven, mostro sacro degli anni ’60, ma anche un brano bossa nova di Marc Almond e tantissimi inediti di Gerard Depardieu, la tigre di Cremona.
Ora scusatemi ma ho sonno, ci risentiamo presto con la seconda parte della mia recensione.

Voto parziale: 7 stelle per la regia. Al comparto sonoro assesto un pieno voto. Soltanto 6 e mezzo invece per le scene di nudo appena convincenti e un po’ spiazzanti.

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Later, later

Sapevate che tra 4500 milioni di anni-Terra la galassia di Andromeda si fonderà con la Via Lattea? Gli scienziati dicono che non c’è pericolo di collisioni stellari, si potrà continuare a scrivere stronzate sui socials. Quale nome scegliereste per la nuova galassia, nel caso non abbiate deciso di estinguervi?
A chi sceglierà il nome più bello dedicherò qualcosa nei commenti. Il concorso scade, commentate subito e non venite a lamentarvi o a cazzeggiare male.

DIDASCALIA
Via Lattea è il nome che si attribuisce a una cosa visibile di notte, anche se non contiene latte o derivati. Infatti va bene anche per chi non tollera il lattosio o forme di vita vegane. Informatevi.


Fotografia: scatto a effetto golden hour. Film scaduto.
Infografica comparativa: selezionata per voi da www.constellation-guide.com
Il satellite tramanda: Zeit, Tangerine Dream

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Conosciamoci meglio

Cari lettori e lettrici, stamattina, dormendo, riflettevo che ormai ci frequentiamo virtualmente da un sacco di tempo. Con alcuni di voi saranno quasi due anni, avete presente quante cose cambiano in un periodo di due anni? Wow, tante. Proprio tante.
Così mi sono chiesto, a me:

Perché non conoscerci meglio, ma senza esagerare?

Non ho risposto alla domanda, ma ho agito. E così ho ideato un decalogo di domande, un set di quesiti concepito scientificamente per massimizzare la conoscenza reciproca, senza violentare la nostra pryvacj, evitando stupidaggini come “quanti anni hai?”, “ti piace di più Matteo Renzi o Matteo quell’altro?”, “Sei mai stato legalmente sposato negli anni 60 dell’800?”.

Ma basta con le cazzate, via con le domande:

1) Cosa non pensi del “Decalogo” di Kieslowski?
2) Hai mai lavato l’insalata in busta, pur essendo nominalmente un prodotto già lavato? *
3) Hai fede nella parola?
4) Quanto hai bisogno della compressione audio?
5) Cosa faresti senza di te?
6) Se le tute spaziali avessero le pinne, ti immergeresti nei mari lunari?
7) Come vorresti essere 10 anni fa?
8) Come ti relazioni al problema dell’aria condizionata?
9) Hai mai conosciuto persone omofobofobe?

[* Questa è la domanda più importante, giudicherò soprattutto in base a questa.]

Ho evitato domande di tipo sessuale per non imbarazzare nessuno, visto che alcuni si vergognano (solo in pubblico, purtroppo). So che risponderete in massa, vi chiedo di farlo senza riflettere troppo e senza temere la mia valutazione. E’ molto importante che affrontiate i questiti nell’ordine proposto, mi accorgerò se non lo fate. Leggerò con attenzione ogni singolo commento e, nel caso, replicherò. Forse vi darò anche i voti.
Una sostanziosa serata di pace e serenità!

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