Later, later

Sapevate che tra 4500 milioni di anni-Terra la galassia di Andromeda si fonderà con la Via Lattea? Gli scienziati dicono che non c’è pericolo di collisioni stellari, si potrà continuare a scrivere stronzate sui socials. Quale nome scegliereste per la nuova galassia, nel caso non abbiate deciso di estinguervi?
A chi sceglierà il nome più bello dedicherò qualcosa nei commenti. Il concorso scade, commentate subito e non venite a lamentarvi o a cazzeggiare male.

DIDASCALIA
Via Lattea è il nome che si attribuisce a una cosa visibile di notte, anche se non contiene latte o derivati. Infatti va bene anche per chi non tollera il lattosio o forme di vita vegane. Informatevi.


Fotografia: scatto a effetto golden hour. Film scaduto.
Infografica comparativa: selezionata per voi da www.constellation-guide.com
Il satellite tramanda: Zeit, Tangerine Dream

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Conosciamoci meglio

Cari lettori e lettrici, stamattina, dormendo, riflettevo che ormai ci frequentiamo virtualmente da un sacco di tempo. Con alcuni di voi saranno quasi due anni, avete presente quante cose cambiano in un periodo di due anni? Wow, tante. Proprio tante.
Così mi sono chiesto, a me:

Perché non conoscerci meglio, ma senza esagerare?

Non ho risposto alla domanda, ma ho agito. E così ho ideato un decalogo di domande, un set di quesiti concepito scientificamente per massimizzare la conoscenza reciproca, senza violentare la nostra pryvacj, evitando stupidaggini come “quanti anni hai?”, “ti piace di più Matteo Renzi o Matteo quell’altro?”, “Sei mai stato legalmente sposato negli anni 60 dell’800?”.

Ma basta con le cazzate, via con le domande:

1) Cosa non pensi del “Decalogo” di Kieslowski?
2) Hai mai lavato l’insalata in busta, pur essendo nominalmente un prodotto già lavato? *
3) Hai fede nella parola?
4) Quanto hai bisogno della compressione audio?
5) Cosa faresti senza di te?
6) Se le tute spaziali avessero le pinne, ti immergeresti nei mari lunari?
7) Come vorresti essere 10 anni fa?
8) Come ti relazioni al problema dell’aria condizionata?
9) Hai mai conosciuto persone omofobofobe?

[* Questa è la domanda più importante, giudicherò soprattutto in base a questa.]

Ho evitato domande di tipo sessuale per non imbarazzare nessuno, visto che alcuni si vergognano (solo in pubblico, purtroppo). So che risponderete in massa, vi chiedo di farlo senza riflettere troppo e senza temere la mia valutazione. E’ molto importante che affrontiate i questiti nell’ordine proposto, mi accorgerò se non lo fate. Leggerò con attenzione ogni singolo commento e, nel caso, replicherò. Forse vi darò anche i voti.
Una sostanziosa serata di pace e serenità!

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Tradizioni

Oggi si pranza da me

Cari lettori, bentrovati, oggi ho una sorpresa per voi. Anziché discutere come al solito d’arte, di abbandono dell’arte o di problematiche sociali, parleremo di cucina, un argomento apparentemente più disteso ma che nasconde risvolti filosofici ed estetici fondamentali.
Ciò che questa mattina volevo condividere con voi è una mia specialità, una storica bontà nazionale che interpreterò, umilmente, al lume del genio culinario. La ricetta che vi esporrò dovreste conoscerla tutti, salvo averla dimenticata in favore dell’ultima costosa stronzata servita in miserrime quantità su un piatto rettangolare in qualche locale di tendenza.
Signore e signori, dimenticate ora quei tristi simulacri di pietanze, quegli obbrobriosi esercizi di design privi di spirito e di essenza sensoriale, perché oggi gusteremo insieme un piatto sostanzioso e genuino, i celeberrimi cannelloni piemontesi con mozzarella bagnata DOP. Seguitemi allora in questa intrigante avventura!

Non risparmiate sugli ingredienti: dalla qualità dei mattoni dipende la qualità della vostra casa

Per realizzare la golosità del giorno vi occorreranno:
– Cannelloni primizia 600 g
– Mozzarella bolognese DOP 600 g
– Cavoletti dell’Adige IGP 600 g
– Acqua da cottura 600 g
– Acqua frizzante delle Alpi 600 g
– Alimento macinato 600 g
– Granella Adidas 600 g
– 1 litro di crema base italiana
– Sale italiano per cannelloni 600 g
– Pepe iodato 600 g
– Iodio 600 g
– Brodo di palma q.b.

La mia raccomandazione è di utilizzare solo frutta IGP, altrimenti siete dei disadattati o volete passare per tali.

Punto numero uno: usate sempre una pentola sporca. Un vero cuoco sa perché. Non ascoltate quegli chef fichetti coi capelli arroganti, essi vendono solo fumo e stupidità. Un vero cuoco è altro e usa altro. Voi fidatevi di ciò che scrivo.

Un bel ciuffo di cannelloni

Per prima cosa rinvenite i cannelloni con del liquido neutrale. Una volta ripresa la forma originaria stendeteli sul bancone e aspettate 20 minuti. Potete ingannare il tempo leggendo un libro di poesia erotica, visitare il mio sito web www.unartistaminimalista.com o portarvi avanti con le fasi successive.

Durante la cottura mantenete il forno a 20,5 °C

Scivolando nel labirinto della vostra emotività agitate il pecorino e fatene microscopiche polpette da infilare nel deretano delle pernici che avete precedentemente passato nel bicarbonato. Ora tritate gli ingredienti servendovi dei vostri dubbi, del vostro rancore, della vostra disperazione. Tutto può servire, tutto confluirà nel vostro impeccabile manicaretto. Sarete soddisfatti quando sedimenterà negli stomaci dei vostri ospiti, di coloro che vi degnano di un convivio gioviale, immerso nella placida atmosfera della nostra provincia, con i camion parcheggiati che prendono il sole e i gatti malati del vicino che strofinano l’ano sui muri del condominio.

I miei calzini nuovi

I minuti passano, casa vostra attende senza spasmi la risoluzione delle vostre azioni. I cannelloni hanno raggiunto lo stadio della pre-cottura ed appaiono sodi e rosolati. Non curatevi del loro riposo e proseguite amalgamando i residui commestibili nel mixer. Complimenti, ora dovete solo infilare il ripieno nella pasta suggellando un legame indissolubile e irreversibile, una metafora della vostra vita, sminuzzata con cura in un impasto colloso e ficcata in un canale viscido e senza luce.

Dopo avere preparato il ripieno vi renderete conto che assomiglia alle vostre feci: buttatelo via e riempite i cannelloni di merda facendo attenzione a che sia prodotta con alimenti a kilometro zero.

Tostapane e aceto: la base della cucina italiana

Siamo quasi al termine della preparazione: i cannelloni sono affastellati nella terrina e aspettano solo di sfamare le vostre budella, ma manca ancora il tocco finale. Se siete maggiorenni potete spolverare del cacio o della morfina, altrimenti accontentatevi del calcare che vostra madre vi getta nel letto durante le crisi depressive.
Avete già messo i piatti in tavola? Se non l’avete fatto sbrigatevi e procedete con divertita solennità ad impiattare. Proprio così: ho detto impiattare. Si dice impiattare. Impiattate, cazzo!

I cannelloni della tradizione in tutta la loro gloria

Ora che la pietanza è servita ricordate che si tratta di un Vero piatto Italiano e come tale dovete condividerlo solo tra Veri Italiani; se avete ospiti canadesi o altri barbari evitate questa specialità nazionale e servite roba mediocre adatta a loro. Oppure ospitiamo questi signori a casa loro, che facciamo prima!!!1!
Per accompagnare l’ingoio dei cannelloni potete mettere in tavola della coca cola campana DOP, meglio se scaduta per il tradizionale retrogusto fosfato. Dopo il pasto, invece, potete fare una scopata digestiva.

I valori nutrizionali dei cannelloni piemontesi con marroni provenzali DOP sono altamente essenziali e ricchi di principi colloidali, come dimostrato da un recente studio svedese. Informatevi.
Avete ancora voglia di pagare 80 euro per un Oriental finger roll di tofu al riccio di mare vegano? Non credo proprio, cari i miei porcelloni.

E così, con questo articolo diverso dal consueto, nell’abbracciarvi mi congedo!

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Blu antico

Berlino, città della moda

Mentre decido con quale velocità chiudere il blog, noto che ormai è un blog di stile. Lo dico cercando di minimizzare i termini inglesi. Del loro abuso parliamo un’altra volta, dai.

Non mi sono depilato i polsi. Trascuratezza o un tocco di sprezzatura?

Oggi indosso un’automobile blu antico, camicia vintage originale di un’altra epoca e un orologio elettronico che non mi hanno regalato, ma ho comprato per 30 sacchi. L’abbinamento mi è venuto spontaneo, non penso mai troppo a quello che metterò addosso. Piuttosto mi affido all’istinto, guidato dall’educazione estetica che ogni vero artista deve possedere nel proprio bagaglio. Inutile accumulare libri e sproloquiare di filosofia, se non sai scegliere dei calzini decenti.
Un look vagamente rétro, dunque, da sfoggiare nei coktail bars della capitale, accompagnando la fidanzata dall’avvocato un po’ nerd o semplicemente girando in cerca di acquisti con i compagni di partito. Attualità e conoscenza della storia per l’uomo che ama vestire comodo, ma con stile e consapevolezza.
Per le occasioni più formali (cinema, matrimonio) consiglio invece un’automobile di marca che potete prendere a noleggio su internet. Il mio amico Peter Greenaway guida macchine francesi (Ford, Mustang) e dice che vanno bene. Quale che sia la nazionalità dell’auto, l’importante è saperla portare con disinvoltura, siete voi a dare vita al vostro stile e mai il contrario!
Se, come me, siete ragazzi alti più di 1,60 m, potete osare una Bugatti a colori chiari. Se avete amici o dovete caricare trans meglio un modello a 4 posti. Evitate le scarpe da ginnastica se avete più di 40 anni, le stringhe si impigliano nei pedali e se dovete sistemarle vi stropicciate i pantaloni appena ritirati dal sarto, con tutte le esclamazioni colorite del caso. E poi, non sarebbe ora di crescere?

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Uscita fuori

Come il titolo dell’articolo vi avrà indotto a supporre, c’è qualcosa che sento il bisogno di confessare. Chiunque legga questo blog sa che non si tratta di un blog di confessioni, eppure c’è una confessione che dev’essere fatta. Per troppo tempo, infatti, essa è rimasta chiusa nell’armadietto della vergogna.

Inevitabile, per chiunque si trovi in rete a confessare qualcosa di importante, ma scabroso, il confronto con il blog di Ysingrinus, un luogo elettivo in cui l’inconfessabile viene puntualmente uscito fuori con effetti forse catartici, forse educativi, forse distruttivi. A voi popoli della rete di farvi, per una volta, un’opinione matura.

Inutile girarci intorno, tergiversare citando i mostri sacri della confessione. La verità è che io ho un’esigenza, oppure un vizio, che non saprei e forse non vorrei superare. Questa abominevole consuetudine ce l’ho da quando, anni fa, un’azienda di trasporti su gomma mi rivolse un omaggio, dall’apparenza innocente, che decisi di provare senza pensare troppo alle conseguenze. Sebbene non fossi poi così ingenuo, ero comunque giovane e privo di pregiudizi. Se le parole non escono facilmente, lasciamo che siano le immagini ad esplicitare impietosamente ciò che non si riesce a descrivere (ho le mani che tremano sulla tastiera; sordi singhiozzi spezzano il mio respiro).

Questo è ciò che talvolta non posso fare a meno di indossare, ben sapendo di gridare al mondo un vizio inaccettabile e di attirare sulla mia sciagurata persona il biasimo e la condanna delle donne e degli uomini “normali”.

Se il primo borsello della mia vita era un semplice omaggio, non così ben fatto, l’oggetto ritratto dalla foto raggiunge alti livelli di funzionalità. La tasca anteriore infatti ha l’ampiezza esatta del mio portafogli, ed anche lo spessore (ridotto) del mio effetto personale trova l’esatta corrispondenza nell’alloggio del vergognoso accessorio a tracolla.

La tasca posteriore, invece, è stata studiata per contenere esattamente il mazzo di chiavi, indispensabile per aprire le porte chiuse.

Osservando l’interno del borsello è possibile notare la razionale suddivisione dello spazio in due scomparti per poter isolare il telefonino intelligente da altri oggetti che potrebbero graffiare o lesionare la sua superficie toccabile.

Borsello e risvoltino per sedare gli entusiasmi delle groupjes

So che sembrerà una scusa ignobile, ma se volessi mettere tutto in tasca non riuscirei a camminare e al primo movimento inconsueto finirei per conficcarmi le chiavi nelle chiappe o, peggio, in zone più sensibili.

Il mondo di oggi è ormai un posto complesso che richiede all’artista di portare costantemente con sé una serie di oggetti che solo 10 anni fa erano inimmaginabili. Il mondo di oggi è un’entità che complotta per rendere gli artisti poco figosi. Questa è la realtà che abbiamo costruito e dobbiamo accettarlo, artisti e non artisti, con la rassegnata umiltà di chi sa di avere fatto spazio al peccato.

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La sfera intima

A volte sfoglio una rivista o la scorro sul monitor e mi imbatto in cose che non capisco. Di solito non vi presto molta attenzione, preso da preoccupazioni come non rispondere al telefono o decidere se posso dare il grasso alle scarpe marroni. Talvolta, però, l’incontro con l’oggetto del mistero avviene ripetutamente finché, improvvisamente, raggiunge il più alto livello della coscienza. A quel punto l’interrogativo diviene prioritario ed io lo libero nel mondo, perché ne torni qualcosa, forse una risposta. Come sapete, o dovreste, non si può trattenere un pensiero che vuole andare. Se lo fate, esso vi rode il cervello finché si scava un buco nel cranio e scappa via.

L’ultimo emerso, tra i dubbi che maturavano nel subcosciente dello scrivente, riguarda la sfera intima. Molto spesso leggiamo di questa entità nei più vari contesti: i problemi della sfera intima, conoscere la sfera sessuale, le malattie della sfera genitale. Io, proprio, non capisco di cosa si tratti. Se è una metafora, mi è oscuro a cosa si riferisca, non avendo nel mio cosmo interiore alcunché di sferico. I pensieri e i sentimenti, infatti, non hanno una forma o un colore universale. Anzi, può succedere che le le loro caratteristiche cromatiche e geometriche siano non solo differenziate, ma anche assai mutevoli.
Se invece la sfera intima fosse una struttura od un organo del corpo, io cado letteralmente dal pero. Forse mi scoprirò un po’ troppo, ma devo ammettere che non possiedo nulla del genere (su cosa invece serbo nell’intimo, eventualmente, farò un articolo a parte), né ho mai riscontrato sfere sessuali nelle signore che ho frequentato più da vicino. Ben consapevole che la normalità è un concetto relativo, sospendo allora il giudizio nella possibilità che qualcuno, al mondo, nasconda nelle mutande oggetti sferici che io non posso comprendere.
Nell’eventualità che l’argomento vi imbarazzasse troppo per esprimervi in un commento pubblico, potete scrivere una e-mail. In ogni caso non posso garantire una risposta (perché sono un artista) e, per favore, non inviate foto intime.

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