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La sfera intima

A volte sfoglio una rivista o la scorro sul monitor e mi imbatto in cose che non capisco. Di solito non vi presto molta attenzione, preso da preoccupazioni come non rispondere al telefono o decidere se posso dare il grasso alle scarpe marroni. Talvolta, però, l’incontro con l’oggetto del mistero avviene ripetutamente finché, improvvisamente, raggiunge il più alto livello della coscienza. A quel punto l’interrogativo diviene prioritario ed io lo libero nel mondo, perché ne torni qualcosa, forse una risposta. Come sapete, o dovreste, non si può trattenere un pensiero che vuole andare. Se lo fate, esso vi rode il cervello finché si scava un buco nel cranio e scappa via.

L’ultimo emerso, tra i dubbi che maturavano nel subcosciente dello scrivente, riguarda la sfera intima. Molto spesso leggiamo di questa entità nei più vari contesti: i problemi della sfera intima, conoscere la sfera sessuale, le malattie della sfera genitale. Io, proprio, non capisco di cosa si tratti. Se è una metafora, mi è oscuro a cosa si riferisca, non avendo nel mio cosmo interiore alcunché di sferico. I pensieri e i sentimenti, infatti, non hanno una forma o un colore universale. Anzi, può succedere che le le loro caratteristiche cromatiche e geometriche siano non solo differenziate, ma anche assai mutevoli.
Se invece la sfera intima fosse una struttura od un organo del corpo, io cado letteralmente dal pero. Forse mi scoprirò un po’ troppo, ma devo ammettere che non possiedo nulla del genere (su cosa invece serbo nell’intimo, eventualmente, farò un articolo a parte), né ho mai riscontrato sfere sessuali nelle signore che ho frequentato più da vicino. Ben consapevole che la normalità è un concetto relativo, sospendo allora il giudizio nella possibilità che qualcuno, al mondo, nasconda nelle mutande oggetti sferici che io non posso comprendere.
Nell’eventualità che l’argomento vi imbarazzasse troppo per esprimervi in un commento pubblico, potete scrivere una e-mail. In ogni caso non posso garantire una risposta (perché sono un artista) e, per favore, non inviate foto intime.

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Atmosphere

Non mi piace quando i bloghers si giustificano perché ci sono poco o mancheranno per le vacanze sessuali. Infatti, dato che non siamo a scuola, a che cosa serviranno mai tali giustificazioni? E’ una domanda retorica, non serve che rispondi.
D’accordo, alcuni sfortunati navigatori web, sulle proprie pagine socials, tengono a dichiarare che frequentano la scuola della vita o l’università della strada, e questo in un certo senso li rende eterni scolari ripetenti, ma sappiate che è solo una metafora (termine che, peraltro, tali utenti della rete ignorano). Per la precisione è una metafora infelice, ma questo è un blog felice in cui si stava parlando d’altro.
Allora, siccome sono le 19, metto una foto scattata di sera, in un mese estivo, presso il 45° parallelo nord dove molti di voi si troveranno ora. E tu a che latitudine ti trovi? Scrivilo nei commenti!

La foto ha il difetto di sembrare editata con brutti filtri da telefonino, invece sono colori naturali. Mai avrei pensato di discutere un dettaglio tecnico in un articolo, sono così alterato che penso non posterò per almeno un mese, ma torno, Okay? Staj thuned!

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E così hanno optato per rovinare anche la pagina degli aggiornamenti. Le foto non sembrano foto ma osceni banners di un social networck con i profili preimpostati. Niente, con le immagini dei vostri artisti preferiti – sto parlando di me – potete ora pulirvi il culo (è una metafora, non credo che lo schermo di uno smartfon sia davvero pulente). Se non si interrompe questa trasformazione della piattaforma nell’imitazione scadente di un sochal networq andato a male, allora non mi resta che abbandonare il bloog e lasciarlo agli archeologi del web. Almeno, fra 4000 anni, avranno qualcosa da scrivere sulle riviste.

Ho già dato addio all’arte, è vero, ma avevo scelto un interminabile e logorante spegnimento, un po’ come una malinconica nana bianca che impiega miliardi e miliardi di anni prima di esaurire il proprio insipido lucore. Ma ora, mi chiedo, non sarò tentato dal perseguire la netta e indolore – e banale – esplosione di una supernova?

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Inizio, durata e fine

Come potete dedurre dal titolo dell’articolo, è finalmente giunta l’ora dell’addio. Si vuole ignorare la fine, rimandarla, ma essa giunge comunque, e quando giunge non possiamo che salutarla con inatteso entusiasmo.
La fine è la fine dell’attesa e proprio questo la rende così inebriante. Guardarla negli occhi è scorgere se stessi, finalmente conclusi e perfetti come un cerchio. E cos’è in fondo la fine se non l’inizio della fine che finendo inizia? La fine è incoerente, per questo è essenziale per un grande artista (sto parlando di me).

Come ogni progetto, anch’io ho un inizio, una durata ed una fine. E così, dopo l’inizio e la durata, ecco la fine.
Se non fosse chiaro mi ritiro, me ne vado, lascio tutto, forse mi trasferisco in Russia.
Ma non me ne andrò senza celebrare l’addio.

 

L’appuntamento è su Radio Ramingo, 6 dicembre 2016, ore 21.30. Con la straordinaria partecipazione della

CALIFORNIUM HASHTAG BLU SPEKTRALEN COMBO, composta da:

Il Maestro Giuseppe Fiori, l’unico artista polistrumentista venerato da millenni in tutte le Milano del mondo;
Lo svizzero (b)ananartista, il nuovo Leonardo da Vinci, l’inenarrabile Cobain d’Africa;
Ed il misteriosa James Ocaz, geniale poetesso e musico dalle infinite nomee, che preferisce non essere linkata.

L’evento sarà registrato e ficcato su disco dalla SCSS Records, leggendaria etichetta italiana che ha saputo infondere gli Acidi Tonanti nelle coscienze del popolo umano di ogni specie.

Sintonizzatevi lo streaming. Che cazzo avete da fare martedì sera?

Yesterday on glass

Metà delle pubblicità di automobili, quelle dirette ad un pubblico maschile, sono un ripetitivo e prevedibilissimo inno alla follia. Effettivamente gli stereotipi di genere sono fastidiosi.

Quando dite che gli uomini uccidono le donne state ripetendo uno stereotipo di genere.

2080

Tutti quelli che mi compiaccio di ascoltare parlavano di True detective in un modo che mi invogliava a vederlo, così l’ho visto. Sto parlando della prima serie, dovrebbe essere ovvio ma lo scrivo per distaccato altruismo.
Guardandolo in inglese (americano) non si capisce un niente* perché gli attori biascicano; la traduzione italiana però è approssimativa e, non si comprende perché, tutti gli attori sono doppiati con voci profonde e macho. Ho notato che questo modo di doppiare è frequente e lo disapprovo. Perciò vi consiglio di guardare l’audio in inglese (americano) e ascoltare i sottotitoli pure in inglese (americano).
Insomma, questa breve serie mi è piaciuta, per vari motivi: non perché è seria, non perché è realistica e non perché è originale. Niente di tutto questo serve a rendere bella una cosa, se è brutta.
Per concludere, senza tediarvi oltre, vi autorizzo a guardare True detective**, non vi mancherà di rispetto e vi divertirete ghiottamente e sempre in modo onesto. Non molto spesso capita così.

* è un modo per non scrivere cazzo, una questione di educazione, spero che lo apprezziate
** ma credo lo abbiate già visto tutti anche senza il mio permesso, sono arrabbiato