Uscita fuori

Come il titolo dell’articolo vi avrà indotto a supporre, c’è qualcosa che sento il bisogno di confessare. Chiunque legga questo blog sa che non si tratta di un blog di confessioni, eppure c’è una confessione che dev’essere fatta. Per troppo tempo, infatti, essa è rimasta chiusa nell’armadietto della vergogna.

Inevitabile, per chiunque si trovi in rete a confessare qualcosa di importante, ma scabroso, il confronto con il blog di Ysingrinus, un luogo elettivo in cui l’inconfessabile viene puntualmente uscito fuori con effetti forse catartici, forse educativi, forse distruttivi. A voi popoli della rete di farvi, per una volta, un’opinione matura.

Inutile girarci intorno, tergiversare citando i mostri sacri della confessione. La verità è che io ho un’esigenza, oppure un vizio, che non saprei e forse non vorrei superare. Questa abominevole consuetudine ce l’ho da quando, anni fa, un’azienda di trasporti su gomma mi rivolse un omaggio, dall’apparenza innocente, che decisi di provare senza pensare troppo alle conseguenze. Sebbene non fossi poi così ingenuo, ero comunque giovane e privo di pregiudizi. Se le parole non escono facilmente, lasciamo che siano le immagini ad esplicitare impietosamente ciò che non si riesce a descrivere (ho le mani che tremano sulla tastiera; sordi singhiozzi spezzano il mio respiro).

Questo è ciò che talvolta non posso fare a meno di indossare, ben sapendo di gridare al mondo un vizio inaccettabile e di attirare sulla mia sciagurata persona il biasimo e la condanna delle donne e degli uomini “normali”.

Se il primo borsello della mia vita era un semplice omaggio, non così ben fatto, l’oggetto ritratto dalla foto raggiunge alti livelli di funzionalità. La tasca anteriore infatti ha l’ampiezza esatta del mio portafogli, ed anche lo spessore (ridotto) del mio effetto personale trova l’esatta corrispondenza nell’alloggio del vergognoso accessorio a tracolla.

La tasca posteriore, invece, è stata studiata per contenere esattamente il mazzo di chiavi, indispensabile per aprire le porte chiuse.

Osservando l’interno del borsello è possibile notare la razionale suddivisione dello spazio in due scomparti per poter isolare il telefonino intelligente da altri oggetti che potrebbero graffiare o lesionare la sua superficie toccabile.

Borsello e risvoltino per sedare gli entusiasmi delle groupjes

So che sembrerà una scusa ignobile, ma se volessi mettere tutto in tasca non riuscirei a camminare e al primo movimento inconsueto finirei per conficcarmi le chiavi nelle chiappe o, peggio, in zone più sensibili.

Il mondo di oggi è ormai un posto complesso che richiede all’artista di portare costantemente con sé una serie di oggetti che solo 10 anni fa erano inimmaginabili. Il mondo di oggi è un’entità che complotta per rendere gli artisti poco figosi. Questa è la realtà che abbiamo costruito e dobbiamo accettarlo, artisti e non artisti, con la rassegnata umiltà di chi sa di avere fatto spazio al peccato.

www.unartistaminimalista.com

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54 thoughts on “Uscita fuori

  1. La tua confessione è un grido disperato della nostra generazione.
    Ci hanno piegati, sottomessi, distrutti.
    Se anche un genio della tua levatura ha ceduto, nessuno piú può dirsi immune.
    Capisco che hai dovuto fare di tutto per sistemare le groupies, ma ti hanno costretto anche a praticare dei comodi e stilosi risvoltini.
    Hanno usato i tuoi punti deboli.
    Non hai piú speranza.
    Non abbiamo piú speranza.

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                    1. Questo il motivo per me. Tu sei un gentiluomo e non ne hai bisogno.
                      Io per mescolarmi tra la plebe ho preso questa sconcia abitudine.
                      Non fossi io, proverei un po’ di vergogna.

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                    2. Cerco di non frapporre troppe mediazioni tra me e il mondo, di non perdere sensazioni e libertà. È un’esigenza umana ma anche professionale.
                      Anche portare biancheria pulita però può essere assai distinto. Dipende dal portamento e da cosa si porra. Lo stile è tutto!

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  2. Pingback: In lumina
  3. Queste foto sono troppo intime per i miei gusti. Siamo al limite del pornografico, non vorrei sembrare un bacchettone, forse sono poco avvezzo a tutto ciò.

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    1. Forse sbattere così un borsello in primo piano, aprirlo per ogni pertugio e ficcargli cose come capita è stato eccessivo. Ma avevo bisogno di dire certe cose, e non riuscendo a dirle ho dovuto mostrarle. So che nessuno può capirmi, ma ci sono abituato.

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        1. Spero che sia così e che non debbano farlo da sole. Magari troveranno modi meno dirompenti del mio.
          Credi non mi senta in colpa per quel borsello? Sono divorato dal rimorso. L’ho usato quanto mi pareva e poi sbattuto su un blog in pose ben poco dignitose, solo per sgravarmi di un peso. Ne avrebbe fatto volentieri a meno!

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            1. E IO non conto allora? So bene che il mondo avrebbe preferito continuare ad IGNORARE la mia vera esistenza, ma io non posso più accettarlo. Mi spiace per lui, ma il suo disagio passeggero varrà bene la mia libertà!

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  4. Benché sapessi di questa tua perversione, sono rimasta colpita… non pensavo sbandierassi tutto ai 4 venti. Comunque, bravo! Ci vuole fegato per mettere quel borsello e uscire di casa ahahhaah
    p.s. anche io nell’ultimo post mi sono un po’ rivelata.. ho seguito il tuo consiglio.

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  5. Dopo così autorevole outing, non posso fare a meno di confessare che anche io, d’estate, allorquando chiavi e portafogli sfondano tasche esigue e rovinano il taschino delle mie amate camice hawaiane uso il…ehm..cioè…ebbene si il borsello. Prima di uscire ascolto la canzone di Elio e mi faccio coraggio prima di affrontare il mondo ed i suoi maligni sorrisi…

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        1. Questa tua massima la sento come mia, conosco le difficoltà e i conflitti interiori che la rendono così vera. Ma siamo in tanti, i nostri borselli possono finalmente diventare un simbolo di condivisione e non di esclusione!

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