The flat garden

Mi piace il marrone, non mi piacciono le foto da stock, queste sono le cose che ho da dire.

www.unartistaminimalista.com

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114 thoughts on “The flat garden

                    1. Ricordo quando ero ragazzino che cercavano di spiegarmi che le scritte sui muri erano volutamente sgrammaticate, quando per esempio invitavano a “boiGottare” qualche multinazionale.

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  1. Leggere uno scambio di commenti tra te ed ysingrinus è come sorseggiare una birra ghiacciata quando hai sete…troppo bello… 🙂 Sulla foto, come faccio spesso, aspetto ora aperitivo per commentarla… 🙂

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                    1. Confronta con questo celebre passaggio di Burroughs:

                      Ti ho mai raccontato dell’uomo che aveva insegnato a parlare al suo buco del culo? L’addome gli si muoveva su e giù e lui scoreggiava parole, capisci? mai sentito niente del genere.
                      “Tutto ‘sto parlare col culo aveva una specie di frequenza intestinale. Ti colpiva laggiù come se dovessi farla. […] un rumore come di bollicine, denso e stagnante, un rumore del quale sentivi l’odore.
                      “Quell’uomo lavorava in un luna park, capici, e a prima vista sembrava il nuovo numero di un ventriloquo. Divertentissimo, tra l’altro, all’inizio. Il suo numero si chiamava Il buco migliore, roba da urlo […]
                      “Dopo un po’ il culo s’è messo a parlare da solo. Lui cominciava senza essersi preparato niente e il suo culo improvvisava e ogni volta gli rilancia le battute.
                      “Poi gli sono spuntati dei gancini curvi ceh raspavano come denti e ha cominciato a mangiare. Lui all’inizio pensava che fosse una figata e ci ha costruito intorno il suo numero, ma il buco del culo si è mangiato i calzoni e han cominciato a parlare per la strada, gridava che voleva la parità dei diritti. […] Alla fine parlava sempre, giorno e notte, lo si sentiva a isolati di distanza, lui gli gridava di chiudere il becco, lo prendeva a pugni, ci ficcava dentro le candele, ma non serviva a un tubo e il buco del culo gli diceva: “Alla fine sarai tu a chiudere il becco, non io. Perché non c’è più bisogno di te. Adesso posso parlare, mangiare e cagare.”
                      “Poi ha cominciato a svegliarsi al mattino con una gelatina trasparente simile alla coda di un girino sulla bocca. Gli scienziati lo chiamano T.n-D., Tessuto non-Differenziato, e può crescere ovunque nel corpo umano. Lui se la strappava dalla bocca e dei lembi gli rimanevano appiccicati alle mani come nafta che ha preso fuoco e lì cresceva, cresceva dappertutto finché non ne cadeva qualche goccia. Così alla fine la bocca rimase completamente sigillata, e la testa si sarebbe staccata spontaneamente (lo sapevi che c’è una malattia in certe parti dell’Africa, e solo tra i neri, per effetto della quale il mgnlo del piede si stacca spontaneamente?) a eccezione degli occhi. L’unica cosa che il buco del culo non poteva fare era vedere. Per farlo aveva bisogno degli occhi. Ma le connessioni nervose erano bloccate, infiltrate e atrofizzate così il cervello non riusciva più a impartire ordini. Era intrappolato nel cranio, sigillato. per un po’ dietro gli occhi si riusciva a vedere la silenziosa, disperata sofferenza del cervello, poi finalmente dev’essere subentrata la morte cerebrale perché gli occhi si sono spenti, e non erano più sensibili dell’occhio di un granchio in cima a un’antenna.

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