Voci sintetiche

Ti porto a ballare, e odiando la gente tocchiamo il mistero di N.
La danza si fa isterica, la tua pelle cianotica. Mi sento inorganico, incorruttibile. Il resto è troppo estremo.

Mi avvicino al baracchino. Ti tengo per mano. Compro due birre. Il sole fa brillare i tuoi capelli biondi.
Ti scrivo una canzone per quando ci lasceremo. Particelle filtrano dalle finestre della soffitta.

Dietro la siepe ci sono giorni sospesi in un mese di giugno. Le interruzioni non sono colme.
Mi sembra di cadere. Trattengo il vomito. La visione del ricordo è violenta, insostenibile; le domande
sono irrisolte.
Quel giorno non perdemmo la calma. Con voci sintetiche armonizzammo ogni moto interiore, facendone
una canzone stridente. Poi ridemmo dei nostri sforzi inconcludenti. Accendemmo il portatile e passammo la
sera a guardare video musicali.

Certe canzoni non le posso più sentire, nemmeno per profanarle.
Due colpi di rullante scandiscono la ripresa. Anche oggi chiudo con il passato.

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